06/04/13

10 regole per una sana alimentazione per adulti;



1. Mangia una grande varietà di cibi

Hai bisogno di più di 40 diversi nutrienti per mantenerti in buona salute e nessun alimento è in grado di fornirli tutti insieme. Oggi, con il grande assortimento di alimenti che abbiamo a disposizione, è facile mangiare una grande varietà di cibi sia che tu compri alimenti freschi da cucinare, sia che consumi piatti pronti o da asporto. Cerca di equilibrare le tue scelte nel corso della giornata! Se il tuo pranzo conteneva molti grassi, scegli una cena ipocalorica. Se a cena hai mangiato molta carne, il giorno successivo mangia del pesce. (EUFIC)

05/04/13

mangia lentamente allontani il diabete




Questo studio caso-controllo, condotto in Lituania, dimostra che le scorrette abitudini alimentari sono ormai diffuse in tutto il mondo e che è sufficiente modificare una variabile del pasto (il tempo di consumo), per ridurre in modo significativo il rischio di insulinoresistenza e, nel tempo, didiabete di tipo 2. Ma non solo. Concedersi mezz’ora piena per consumare il lunch, invece dei 5 minuti ormai abituali, masticando con cura ogni boccone, favorisce infatti la comparsa del senso di sazietà durante il pasto: con il risultato di un minor introito calorico immediato (studi precedenti hanno definito la differenza di consumo tra i “mangiatori rapidi” ed i “lenti” in circa 70 kcal) e, nell’arco delle ore successive, di una minore necessità di consumare snack. In definitiva, in un miglior controllo ponderale. Il rilascio degli ormoni della sazietà, infatti, implica tempi dell’ordine delle decine di minuti: al di sotto dei quali il segnale di “stop” all’alimentazione non raggiunge il nostro cervello in tempo utile. E’ interessante osservare, infine, che, oltre a consumare meno calorie, i “mangiatori lenti” erano più soddisfatti, al termine del pasto, dei veloci. (NFI) 

11/02/13

La dieta per l'endometriosi



L'endometriosi (da endo, dentro e metra, utero) è una malattia cronica e complessa, originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, cioè l'endometrio, in altri organi quali ovaietubeperitoneovaginaintestino. Ciò provoca sanguinamenti interni, infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità. Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamento, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell'endometrio normalmente presente in utero. Tale sanguinamento comporta un'irritazione dei tessuti circostanti, che dà luogo alla formazione di tessuto cicatriziale e di aderenze. Risulta, quindi, molto importante cercare di contenere questa condizione mediante una dieta adeguata, con cibi che riducano lo stato infiammatorio.

Le raccomandazioni dietologiche, che possiamo formulare, in sintesi, sono le seguenti:
• ridurre il consumo di carne rossa, insaccati e grassi animali
• evitare la margarina, lo strutto ed i prodotti contenenti acidi grassi idrogenati
• prediligere come condimento l’olio extravergine di oliva a freddo
• assumere almeno due porzioni di pesce alla settimana, privilegiando salmone e pesce azzurro
• assumere cinque porzioni complessivamente di frutta e verdura fresca al giorno
• limitare l’assunzione di zuccheri semplici
• moderare l’uso di cibi ricchi in fitoestrogeni, quali la soia
• moderare l’uso di bevande contenenti zucchero o caffeina, soprattutto bevande energetiche, ma anche caffè e tè. E’ consentito l’uso di tè verde, soprattutto se decaffeinato.
• limitare il consumo di alcool
• ridurre o eliminare possibilmente cibi contenenti conservanti (in scatola o confezionati) e coloranti
• cercare di avere un’alimentazione il più possibile variata, secondo i canoni della dieta mediterranea

Non esiste evidenza della necessità di eliminare il grano, e tutti i prodotti contenenti glutine, a meno che non sia stata diagnosticata la CELIACHIA, una comorbidità (una associazione spesso presente) che dovrebbe sempre essere ricercata mediante esami specifici nei casi di endometriosi. Potrebbe comunque essere utile alternare il grano ad altri cereali, quali farro, orzo, avena, mais, riso, quinoa, al fine di sfruttare le proprietà nutrizionali di diversi tipi di alimenti.
Deve essere valutata caso per caso la necessità di eliminare i cibi istamino-liberatori, quali fragole, cioccolato, pomodori, formaggi fermentati, molluschi. L’indicazione in questo senso si pone soprattutto in coloro che hanno comorbidità con patologie di tipo allergico, un’evenienza non infrequente.
Un eventuale colon irritabile deve essere trattato mediante l’associazione con fibre (ad esempio glucomannano), abbondante idratazione, e limitazione di cibi irritanti, quali cioccolato, latte, caffeina. Ricordiamo infatti che il colon irritabile è di per sé causa di dolore addomino-pelvico cronico, che si somma a quello legato alla patologia di per sé.
Inoltre, sarebbe importante indagare l’esistenza di intolleranza al lattosio, altra causa di gonfiore e dolori addominali. Solo in questi casi si pone l’indicazione ad eliminare latte e latticini freschi, o ad assumere prodotti a basso contenuto in lattosio se l’intolleranza è di grado lieve.
Non trova riscontro scientifico il consiglio di abolire totalmente il consumo di latte e latticini, in quanto abbiamo visto che negli studi fino ad oggi pubblicati non è documentata alcuna relazione certa tra latte e sviluppo di endometriosi.
Tuttavia, si tratta di prodotti che possono contenere ormoni, soprattutto estrogeni: in particolare uno studio evidenzia che il latte vaccino presenta un contenuto di 17βestradiolo e di estrone superiore rispetto al latte caprino, che potrebbe rappresentare una migliore fonte alimentare, per chi necessita di una dieta a basso tenore estrogenico, come le donne affette da endometriosi.
Occorre però ridimensionare questo elemento, alla luce di alcuni dati, che indicano che i livelli di estrogeni contenuti nel latte vaccino in commercio non sono a concentrazioni tali da esercitare effetti biologici nel ratto, e che rappresentano una frazione modesta rispetto alla produzione ormonale endogena (tra lo 0,1 e lo 0,01%).
Riguardo alle raccomandazioni relative allo stile di vita, è opportuno praticare una moderata attività sportiva regolarmente, privilegiando sport di tipo orientale (come yoga e tai chi), che hanno alcune evidenze preliminari relative al controllo del dolore mestruale.


27/11/12

intolleranze alimentari un po di chiarezza !


Le prime osservazioni legate alla relazione esistente tra cibo e salute sono molto antiche: Ippocrate si era già reso conto che alcuni individui non tolleravano determinati alimenti che altri utilizzavano senza subire danno.
Ma qual è la differenza tra allergia ed intolleranza?
L'allergia alimentare si verifica quando un particolare alimento, una volta ingerito o a contatto con pelle e mucose, provoca una reazione immunitaria immediata con produzione di anticorpi e possibile shock anafilattico.  
L'intolleranza alimentare, definita nel 1991 come "allergia non allergica", può essere considerata come uno stato allergico che non è correlato con la produzione di anticorpi. Essa si manifesta quando il corpo non riesce a metabolizzare correttamente un alimento o un componente alimentare.
Quali sono i sintomi?
I sintomi delle allergie alimentari sono simili a quelli provocati dalle allergie ai pollini, quelli più frequenti sono di tipo cutaneo e respiratorio: arrossamenti pruriginosi, orticarie, eczemi, asma, tosse, rinite. Altri malati presentano una sintomatologia legata all'apparato gastrointestinale (vomito, diarrea, coliche, nausea). 
Per risolvere la situazione i soggetti allergici devono eliminare del tutto il cibo incriminato.

Nelle intolleranze alimentari oltre ai sintomi tipici delle allergie (nausea, diarrea, crampi allo stomaco, eczemi, orticaria) sono presenti anche cefalea, stanchezza, gonfiori addominali dopo i pasti. Tali sintomi sono più modesti, non producono shock anafilattico e si aggravano all'aumentare della quantità di cibo consumata cioè sono dose-dipendenti. La manifestazione del disturbo, infatti, avviene solamente quando viene superato un certo limite detto "livello soglia", prima del raggiungimento del quale l'organismo mette in atto una serie di meccanismi compensatori. 
Le persone che hanno un'intolleranza, quindi, possono sopportare piccole quantità dell'alimento, senza alcuna manifestazione (fatta eccezione per il glutine). 

Quali alimenti causano più frequentemente allergie alimentari?
Quelli dal maggior potere allergizzante sono:
1. orzo, avena, grano e prodotti derivati;
2. crostacei, frutti di mare e prodotti derivati;
3. uova e ovoprodotti;
4. legumi, piselli, arachidi, soia e prodotti derivati;
5. latte e prodotti a base di latte;
6. nocciole, semi di papavero, semi di sesamo e prodotti derivati;
7. sedano e la famiglia delle Prunoideae (pesca, susina, albicocca, ciliegia, mandorla).
Allo stato attuale, dalle indagini epidemiologiche, emerge che, tra gli alimenti di origine animale, cinque classi sono responsabili del 90% delle allergie alimentari: latte e derivati, uova, pesce, crostacei e molluschi.
Quali sono le cause più comuni di intolleranza alimentare?
La medicina ufficiale prende in considerazione pochissime intolleranze, tra queste vi sono quelle al lattosio e al glutine che sono scientificamente dimostrabili. Per quanto riguarda le altre intolleranze, di cui si sente continuamente parlare, non sono per il momento dimostrabili con nessun tipo di test riconosciuto.
L'intolleranza al lattosio è dovuta al deficit dell'enzima lattasi che ha il compito di scindere il lattosio in glucosio e galattosio. Nell'intolleranza, il lattosio, una volta ingerito, non viene digerito come dovrebbe e rimane nell'intestino dove fermenta provocando diarrea, mal di pancia e la produzione di gas. Il problema può essere superato utilizzando alimenti privi di lattosio come il latte senza lattosio.
L'intolleranza al glutine (celiachia) è una disfunzione intestinale permanente che si manifesta quando il corpo non tollera il glutine (complesso proteico presente in frumento, orzo, segale, farro, kamut, avena). L'introduzione di alimenti preparati con uno di questi cereali determina, nelle persone predisposte geneticamente, una risposta immunitaria abnorme a livello dell'intestino tenue con conseguente infiammazione e scomparsa dei villi intestinali. L'unica terapia possibile è la dieta priva di glutine poichè consente la completa normalizzazione della mucosa intestinale con la ricrescita dei villi e la scomparsa dei sintomi presenti. 
Quali test per allergie ed intolleranze?
In entrambi i casi bisogna avvalersi di test validati scientificamente e diffidare dalla miriade di test (soprattutto per le intolleranze) presenti in circolazione, dispendiosi e privi di fondamento scientifico!
Per diagnosticare le allergie è possibile effettuare test cutanei come il PRICK TEST e lo SCRATCH TEST oppure il TEST RAST che permette di rilevare gli anticorpi IgE circolanti nell'organismo.
Per l'intolleranza al lattosio ci sono numerose indagini diagnostiche a disposizione:
- valutazione del pH fecale;
- biopsia intestinale;
- test da carico;
- Breath test
Per l'intolleranza al glutine vengono effettuati degli esami su campioni di sangue (ottenuto con un semplice prelievo) che permettono di dosare gli anticorpi (anti-Endomisio e anti-Transglutaminasi) prodotti dall'organismo per "combattere" il glutine. Tali anticorpi indicano che c'è un danno da glutine che va poi  accertato successivamente con il prelievo della mucosa intestinale.
Oltre a questi test ce ne sono tanti non convenzionali (analisi del capello, test kinesiologico, DRIA test, VEGA test, test citotossico, ecc.) che promettono di rivelare le intolleranze alimentari ma questi non sono accettati dalla classe medica per vari motivi:
- la presenza di falsi positivi;
- la tipologia degli alimenti, alcuni test verificano l'intolleranza su alimenti complessi, per esempio il cioccolato ma il problema è che non è possibile capire se si è intolleranti al latte, al cacao, al nichel, allo zucchero presenti in esso!
- la quantità degli alimenti, generalmente si arriva a 30-40 e non è credibile scientificamente che ne bastino così pochi.
Come prevenire le allergie e le intolleranze alimentari?
Per evitare una reazione allergica basta eliminare l'alimento responsabile dell'allergia e per le intolleranze basta ridurre le porzioni per evitare i sintomi (tranne nella celiachia). 
Le modificazioni dello stile alimentare devono essere supportate  da un nutrizionista o da un dietologo che indirizzerà il paziente a seguire un alimentazione che non escluda alcun nutriente dalla dieta.

22/11/12

Un rischio ....."salato"

Gli effetti negativi per la salute dell’eccessivo consumo di sale sono ampiamente riconosciuti dalla comunità medico-scientifica che è ormai concorde nel ritenere che un elevato apporto di sale si associ ad un rischio maggiore di sviluppare numerose malattie croniche, sia cardiovascolari che tumorali. 
Per questa metanalisi sono stati analizzati 11 studi (di cui 7 studi caso-controllo e 4 di coorte), scelti partendo da un campione iniziale di 1.580 studi, che avevano coinvolto oltre due milioni di individui, e più di 12.000 casi, che hanno valutato la relazione tra sale e rischio di tumore allo stomaco. Dall’analisi dei risultati emerge un’associazione positiva piuttosto marcata tra elevato apporto di sale e rischio di tumore gastrico; tra le persone con elevato consumo di sale il rischio è circa raddoppiato rispetto a quello rilevato tra le persone con un apporto ridotto (Odds Ratio o OR=2,05). Va osservato che i limiti di classificazione degli apporti di sale (elevato o ridotto) variavano da studio a studio. Valutando i dati in funzione della zona geografica in cui sono stati condotti gli studi, emergono OR più elevati per gli studi realizzati in Asia rispetto a quelli condotti in Europa; stratificando invece in funzione della fonte di sale, si rilevano OR pari a 1,20 e 2,41 per consumi rispettivamente di sale tal quale e di cibi salati. Queste osservazioni suggeriscono che in Asia la sensibilità agli effetti del sale sia maggiore che in Europa e che l’effetto di elevati consumi di sale sia potenziato da altri componenti degli alimenti tipicamente salati. 
La metanalisi conferma quindi l’esistenza di un’associazione tra apporto di sale e rischio di tumore gastrico, e supporta quindi l’importanza della riduzione del consumo di sale. Come affermato dagli stessi autori, questo studio ha comunque alcune limitazioni, principalmente legate all’elevata variabilità dei valori di cut-off utilizzati per discriminare tra “elevato apporto” e “basso apporto”, che potrebbero avere influito sui risultati emersi. (fonte NFI)

18/10/12

DIETA E MENOPAUSA

I sintomi vasomotori, la sudorazione e soprattutto le vampate di calore, rappresentano le manifestazioni più comuni durante la menopausa che si stima interessino circa l’80% delle donne in questa fase della vita. Diversi sono i fattori associati al peggioramento di questa sintomatologia e tra questi vi è sicuramente l’eccesso ponderale. 
Per valutare l’efficacia di un intervento dietetico, finalizzato alla perdita di peso, 17.473 donne americane, reclutate nell’ambito dello studio Women's Health Initiative Dietary Modification, sono state sottoposte ad intervento dietetico (caratterizzato da un ridotto apporto di grassi e da un elevato consumo di frutta, verdura e cereali integrali) o ad un trattamento di controllo. 
I risultati mostrano che le donne che hanno seguito la dieta affermavano più frequentemente di rilevare la riduzione o addirittura la scomparsa dei sintomi vasomotori (Odd Ratio, o OR, pari a 1,14) rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, più donne che perdevano almeno 4,5 kg nel primo anno di trattamento, o che perdevano almeno il 10% del peso iniziale, dichiaravano di avere eliminato le vampate di calore, rispetto a coloro che avevano mantenuto il proprio peso (OR=1,23). Tuttavia la scomparsa di fenomeni vasomotori moderati o gravi si verificava solo in caso di calo ponderale elevato (circa 10 kg). 
In conclusione, secondo i risultati di questo studio, perdere peso con un regime alimentare bilanciato può contribuire a ridurre la sintomatologia tipica della menopausa ed è pertanto una strategia raccomandabile nel trattamento delle vampate di calore.

04/10/12

Attivita' fisica riduce l'insulino resistenza e l'obesità nei bambini

Vari studi hanno dimostrato l’efficacia dell’esercizio fisico nella riduzione del rischio metabolico nel bambino; non è ben noto, tuttavia, il ruolo della “quantità” e della “qualità” dell’esercizio fisico in questo contesto.
Il presente lavoro è stato condotto al fine di valutare l’effetto di differenti livelli di attività fisica aerobica sull’insulino-resistenza, il grasso corporeo ed il grasso viscerale in un gruppo di 222 bambini (94 maschi e 128 femmine; età media: 9,4 anni) sedentari e sovrappeso o obesi.
I bambini sono stati randomizzati ad eseguire bassi livelli (20 min/die; n=71) o alti livelli (40 min/die; n= 73) di attività fisica per 5 giorni/settimana, per una durata media di 13 settimane. Il gruppo di controllo (n=78) ha invece continuato l’attività fisica usuale.
Al termine del trattamento, i livelli plasmatici di insulina si sono ridotti significativamente nei soggetti che avevano svolto livelli elevati (-3,56x103 μU/mL) o bassi (-2,96x103 μU/mL) di attività fisica, rispetto al gruppo di controllo. È inoltre emersa una correlazione dose-risposta tra i livelli di attività fisica e la riduzione del grasso corporeo, sia totale (-1,4% e -0,8%) che viscerale (-3,9 cm3 e -2,8 cm3) nei soggetti con elevati e bassi livelli di attività fisica, rispettivamente, rispetto ai soggetti del gruppo di controllo.
In conclusione, questo lavoro dimostra l’efficacia dell’attività fisica, anche a livelli moderati, nel miglioramento dell’insulino-resistenza e dei livelli di adiposità in un gruppo di bambini sedentari e sovrappeso o obesi. L’effetto aumenta al crescere della durata giornaliera dell’attività fisica.( fonte NFI)

24/09/12

Marmellate Zuegg e Hero: 300mila euro di multa per le false scritte "senza zucchero" sulle etichette e nella pubblicità


Zuegg e Hero dovranno pagare rispettivamente 100mila e 200mila euro di multa per aver pubblicizzato le loro marmellate come prodotti alimentari “senza zucchero”. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, con la sentenza dell’11 luglio 2012, ha accolto la segnalazione effettuata dalla rivista Altroconsumo e ha condannato le aziende per l’utilizzo di pratiche commerciali scorrette.

Alla Zuegg sono state contestate le diciture “Senza zuccheri aggiunti” e “Senza zucchero” riferite ai preparati a base di frutta in vendita dal mese di agosto del 2011. Questi claim sono riportati oltre che sulle etichette, anche nella pagina web e nelle campagne promozionali effettuate su mensili e settimanali.

Secondo l’Autorità garante con l’uso di queste indicazioni la Zuegg «intende suggerire il consumo dei prodotti a tutti quei consumatori che hanno una specifica preferenza per prodotti a ridotto contenuto di zuccheri, creando l’impressione che si tratti di prodotti che per la loro particolare composizione siano privi di zucchero o di zuccheri aggiunti, quindi... più leggeri, meno calorici...».
La realtà è un po' diversa, le marmellate sotto accusa contengono succo concentrato d’uva, un ingrediente che grazie all’elevata percentuale di zuccheri svolge la funzione di dolcificante. Sommando gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta con quelli del succo d'uva, i valori nel vasetto lievitano sino al 33 - 38% e si avvicinano a quelli delle marmellate tradizionali.

Scrivere sull'etichetta “senza zucchero” è quindi ingannevole anche fuori norma perché il prodotto supera gli 0,5 g di zuccheri per 100 g, considerato il limite previsto dalla legge per poter inserire questa dicitura sul vasetto e nella pubblicità.

Anche i claim della confetture Hero a ridotto contenuto calorico sono stati sanzionati. Le indicazioni Senza zucchero aggiunto” e “Diet” utilizzate sulle etichette, nel sito dell’azienda e proposte nelle campagne promozionali, sono state ritenute rispettivamente ingannevole e non veritiera.
Come nel caso di Zuegg, anche la confettura Hero Dietcontiene più zuccheri di quelli contemplati per poter apporre il claim “senza zucchero”.
Inoltre il termine “Diet” (analogamente a “dietetico”), risulta in contrasto con il divieto espresso dalla legge europea di utilizzare questa denominazione per un prodotto di uso comune. L'impiego è consentito solo per i cibi destinati ad un’alimentazione particolare previo riconoscimento del Ministero della Salute.

In seguito alle condanne le aziende dovranno eliminare i claim perché ritenuti ingannevoli e responsabili di orientare indebitamente le scelte dei consumatori e pagare le sanzioni.
(Nardi V. Fatto Alimentare


21/09/12

ATTIVITA' FISICA BATTE LA PREDISPOSIZIONE GENETICA AL SOVRAPPESO

E’ ormai ben noto che fattori sia genetici e sia ambientali contribuiscono all’andamento, nel tempo, dell’indice di massa corporeo (BMI). In particolare, è ben dimostrato che elevati livelli di attività fisica possono attenuare la predisposizione genetica all’aumento del BMI che si osserva in molte persone, mentre il ruolo delle attività sedentarie su tale associazione è meno chiaro. 
Nel presente lavoro è stata valutata l’associazione tra tempo speso davanti alla TV, attività fisica svolta durante il tempo libero e propensione genetica all’aumento ponderale ed il BMI di 7.740 donne e 4.564 uomini appartenenti alle coorti del Nurses' Health Study e dell’Health Professionals Follow-up Study. 
I dati relativi all’attività fisica e al tempo speso davanti alla TV sono stati raccolti nei 2 anni precedenti alla misurazione del BMI, mentre la predisposizione genetica (espressa come genetic risk score, o GRS) è stata valutata mediante la valutazione di 32 varianti genetiche che si ritengono associate al BMI. 
Analizzando i risultati emerge, sia negli uomini che nelle donne, che l’associazione tra GRS e BMI tende a rafforzarsi all’aumentare del tempo passato davanti alla TV: più precisamente, un incremento di 10 punti del GRS si associa ad un aumento del BMI di 0,8, 0,8, 1,4, 1,5 e 3,4 kg/m2 nei cinque quintili di tempo trascorso davanti alla televisione (rispettivamente 0-1, 2-5, 6-20, 21-40 e >40h/settimana). Al contrario, l’associazione tra GRS e BMI appare più debole all’aumentare dell’attività fisica: l’aumento del GRS di 10 punti risulta infatti associato ad aumenti di 1,5, 1,3, 1,2, 1,2 e 0,8 kg/m2 nei cinque quintili di attività fisica crescente. 
I risultati di questo studio dimostrano pertanto che uno stile di vita sedentario può accentuare la predisposizione genetica all’adiposità, mentre elevati livelli di attività fisica possono attenuare tale associazione. (FONTE NFI)

20/09/12

FIBRE SALVAVITA

L’esistenza di una relazione tra indice glicemico e mortalità è ormai ben consolidata in letteratura; tuttavia l’associazione tra qualità e quantità dei carboidrati consumati ed il rischio di mortalità totale e per malattie cardiovascolari (CVD) in soggetti diabetici è stata finora poco studiata. 
In questo studio prospettico il consumo di carboidrati, fibre e zuccheri e l’indice ed il carico glicemico della dieta di 6.192 diabetici sono stati messi in relazione con il rischio di mortalità. Durante il follow-up di 9,2 anni sono stati registrati 791 decessi, 309 dei quali dovuti a CVD. 
Il consumo di fibre è risultato inversamente associato al rischio di mortalità totale (Hazard Ratio, o HR, = 0,83) e per CVD (HR=0,76), mentre non è emersa alcuna associazione per carico ed indice glicemicocarboidrati, zuccheri e amido consumati. Il carico glicemico e l’apporto di carboidrati e zuccheri semplici, tuttavia, sono risultati associati ad un aumento della mortalità totale nei soggetti normopeso (HR rispettivamente 1,42, 1,67 e 1,53) ma non nei soggetti sovrappeso (HR pari a 0,93, 0,92 e 0,96). 
Questi risultati dimostrano che un elevato apporto di fibra riduce il rischio di mortalità nei soggetti diabetici; al contrario, il consumo di alti livelli carboidrati e zuccheri e un elevato carico glicemicodella dieta possono aumentare tale rischio, seppur limitatamente ai soggetti normopeso. (fonte NFI)

18/07/12

Dieta a ridotto apporto di carboidrati e malattie cardiovascolari

Molte diete finalizzate al controllo del peso propongono un apporto più o meno drasticamente ridotto di carboidrati, spesso associato ad un aumentato apporto di proteine. Ad oggi, tuttavia, non sono state completamente chiarite le conseguenze di questi stili dietetici sul rischio cardiovascolare a lungo termine.
In questo studio prospettico, il pattern nutrizionale di 43.396 donne svedesi è stato valutato al reclutamento mediante la compilazione di appositi questionari; si è stimato in particolare l’apporto di proteine e carboidrati, ed è stato calcolato un punteggio (“low carbohydrate- high protein”, o LCHP), il cui valore (da 1 a 10) costituiva un indice di quanto la dieta fosse sbilanciata verso i carboidrati (valori più vicini a 1) o verso le proteine (valori prossimi a 10).
Durante un follow-up medio della durata di 15,7 anni sono stati accertati 1.270 eventi cardiovascolari (703 casi di ischemia miocardica, 294 ictus ischemici, 70 ictus emorragici, 121 emorragie subaracnoidee e 82 casi di malattia arteriosa periferica). L’incidenza di eventi vascolari è risultata associata alla composizione abituale della dieta: in particolare, una riduzione del 10% dell’apporto di carboidrati, o un aumento del 10% dell’apporto di proteine, o ancora un aumento di 2 punti nel punteggio LCHP, si associavano ad un aumento del rischio cardiovascolare (rapporto tra tassi di incidenza, o IRR, pari rispettivamente a 1,04, 1,04 e 1,05), indipendentemente dalla tipologia dell’evento cardiovascolare stesso.
Questo lavoro mostra quindi che una dieta povera in carboidrati e a elevato apporto proteico si associa ad un modesto aumento del rischio cardiovascolare. Resta invece ancora da chiarire se fonti proteiche di diversa origine possano influenzare in modo differente tale rischio.

13/04/12

Italiani a dieta: come dimagrire in vista dell'estate

 Aprile, tempo di diete. In vista della temuta 'prova bikini' e appesantiti dai bagordi di Pasqua (secondo le stime di Coldiretti, dopo le vacanze pasquali ci si ritrova, in media, con due chili in più) la metà degli italiani si appresta a mettersi a dieta.
A riempire le fila della popolazione a dieta sono per la maggior parte persone obese o in sovrappeso, ma anche donne magre che si vedono grasse e vogliono dimagrire prima dell’estate. Per tutti il tempo per riuscire nell’impresa è scarso e così si tenta di recuperare la forma perduta in poco più di due mesi, magari facendo ricorso a diete scorrette e pericolose.
Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull'obesità dell'Università Statale di Milano, spiega che le diete dei VIP sono spesso rischiose e inutili. Ne è un esempio la dieta Dukan (salita agli onori delle cronache perché seguita da un gran numero di personaggi famosi, non ultima Kate Middleton), ma anche le diete che promettono di perdere sette chili in sette giorni o quelle che vedono protagonista assoluto un solo e unico alimento.
L’esperto non ha dubbi: queste diete non sono documentate da nessuno studio scientifico e raggiungono il solo scopo di far perdere liquidi, muscoli e acqua. Insomma, veder scendere l’ago della bilancia di una decina di chili in pochi giorni può sembrare un’esperienza esaltante, ma in realtà se si torna rapidamente alle vecchie abitudini si riprendono ben presto tutti i chili perduti ma con un’aggravante: "se i 10 chili persi erano per il 50% grasso e per il 50% massa magra, quelli recuperati sono al 100% grasso. Perdendo massa magra, poi, anche il metabolismo si abbassa e tornando a mangiare come prima si finisce per ingrassare di più".
Come dimagrire nel modo più corretto, dunque? Innanzitutto abbassando le aspettative e non guardando ad obiettivi e modelli inarrivabili. Inoltre è bene affidarsi ad esperti del settore, nutrizionisti iscritti all’ordine dei Medici e di comprovata esperienza.
Questi professionisti proporranno un modello di alimentazione che servirà per sempre perché il segreto sta nel cambiare lo stile di vita di tutti i giorni, senza grandi stravolgimenti. In altre parole ciò che fa davvero dimagrire è partire da un’analisi delle proprie abitudini sbagliate e impegnarsi per una rieducazione alimentare, che magari coinvolga tutta la famiglia.
Il consiglio è di fare un passo alla volta, partendo dal carrello del supermercato. Non lasciarsi tentare dalle megaofferte proposte dai supermercati che quasi mai interessano frutta e verdura, ma molto più spesso prodotti confezionati e ipercalorici.
Spesso non ci si rende conto di aver eliminato dalla propria alimentazione quotidiana intere categorie di alimenti, molto importanti dal punto di vista nutrizionale. La frutta e la verdura devono essere, ad esempio, autentiche protagoniste della dieta di tutti i giorni. Hanno il potere di disintossicare l’organismo e di garantire il giusto apporto di sali minerali, vitamine e liquidi. Insalate preparate con verdura di stagione, meglio se crude, condite con olio extravergine e limone, e frutta fresca non devono mai mancare. fonte mfl


23/10/11

Gravidanza: una dieta sana riduce i rischi di malformazioni

 Le donne che seguono una dieta corretta nel periodo di gravidanza hanno meno probabilità di avere bambini con difetti alla nascita. E' quanto emerge da una ricerca condotta da un team della Stanford University pubblicata su Archives of Pediatrics e Adolescent Medicine.

I ricercatori hanno visto che il tasso di bambini nati con problemi al cervello o alla colonna vertebrale, come i difetti del tubo neurale, così come quelli nati con labbro leporino e palatoschisi, diminuisce quando le mamme sono seguite più da vicino nella loro dieta. Molto 'efficace' si è dimostrata essere la dieta mediterranea.
"Gran parte dei difetti alla nascita, tra cui difetti del tubo neurale, si verificano all'inizio della gravidanza, prima che le donne sappiano di essere incinte", ha dichiarato Suzan Carmichael, che ha partecipato allo studio. "Questi sono messaggi importanti per le donne che desiderano una gravidanza", ha aggiunto.
La linea da seguire per coloro che sono incinte o che possono rimanere incinte, ha detto alla Reuters a ricercatrice, è quella di mangiare "una varietà di alimenti, tra cui molta frutta e verdura e cereali, e prendere un integratore vitaminico che contiene acido folico".
Negli Stati Uniti, per esempio, i cereali sono stati integrati con acido folico sin dalla fine degli anni '90, quando studi hanno evidenziato che bassi livelli di folati durante la gravidanza erano legati a disfunzioni congenite al cervello.
La ricerca è stata basata sui dati del National Birth Defects Prevention Study, e ha messo a confronto circa 3.400 donne che hanno avuto un bambino con un difetto del tubo neurale, labbro leporino o palatoschisi e 6.100 donne i cui bambini non hanno avuto alcun un difetto di nascita.
Le donne con una dieta più corretta, più simile a quella mediterranea o comunque compatibile con le linee guida della USDA Food Guide Pyramid, hanno avuto la meta delle probabilità di avere un bambino con difetti cerebrali rispetto alle donne la cui dieta era più lontana dalle linee guida; il 34 per cento in meno di probabilità di avere un bambino con labbro leporino e il 26 per cento in meno di probabilità di avere uno con palatoschisi.
"Se sei una donna in procinto di gravidanza o che pensa di poter rimanere incinta, hai una ragione in più per prenderti cura di te stessa", ha detto infine Carmichael.

14/06/11

Nuove linee guida nutrizionali per l’Europa

Su richiesta della Commissione Europea, l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha fornito indicazioni sui consumi di grassi, carboidrati, fibre e acqua, sulla base delle nuove conoscenze. Questi valori dietetici di riferimento stabiliscono l'assunzione ottimale di nutrienti in una dieta equilibrata che insieme ad uno stile di vita complessivamente sano, contribuisce a mantenere una buona salute.
Aggiornamenti in corso 
L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) sta aggiornando i valori dietetici di riferimento (DRV), pubblicati nel 1993.1 Questo lavoro fornirà linee guida nutrizionali complete, ad esempio per l'etichettatura alimentare e per la definizione di obiettivi di salute pubblica in Europa. Dopo lunghe consultazioni con gli Stati membri, con la comunità scientifica e altri soggetti interessati, sono stati pubblicati i DRV per grassi, carboidrati, fibre alimentari e acqua.2 Mentre quelli per energia, proteine, vitamine e minerali sono ancora in elaborazione. 

Considerazione delle malattie croniche 
In passato, i valori di assunzione giornaliera raccomandati erano volti soprattutto a prevenire carenze di particolari nutrienti. Negli ultimi decenni conoscenze più approfondite hanno permesso di comprendere che la composizione nutrizionale della dieta ha un profondo impatto sullo sviluppo di malattie croniche quali il cancro, il diabete, l'osteoporosi e malattie cardiache, e quindi sulla salute a lungo termine. Questo è il motivo per cui i DRV ora comprendono raccomandazioni sulle assunzioni di sostanze nutritive come carboidrati, fibre e grassi. 

Range dei carboidrati 
L’EFSA non ha più dato dei valori specifici bensì ha stabilito un intervallo accettabile di assunzione di carboidrati (considerando insieme zuccheri e amidi), noto come range di riferimento per l’apporto di tali nutrienti. Diete contenenti tra 45-60% di energia ottenuta da carboidrati al giorno, in combinazione con un ridotto apporto di grassi e di grassi saturi, migliora i fattori di rischio metabolici per le malattie croniche.3 Non sono state trovate prove sufficienti per collegare una mancata assunzione o un superamento del limite massimo di apporto di zuccheri totali o di zuccheri aggiunti con l'aumento di peso, carenze di micronutrienti o carie. Adeguate misure di igiene orale con dentifrici al fluoro contribuiscono alla prevenzione della carie. 

Soglia delle fibre 
Le raccomandazioni riguardo l’assunzione di fibre si basano sulla quantità necessaria di fibre per mantenere una corretta funzionalità intestinale. La quantità giornaliera accettabile è pari a 25 gr al giorno.3 Tuttavia si è visto che il consumo di alimenti ricchi in fibra come i cereali integrali, frutta e verdura, che apportano più di 25 gr al dì di fibra, aiuta a mantenere il controllo del peso e riduce il rischio di malattia cardiaca e di diabete di tipo 2. E’ importante tenere in considerazione questo fatto quando si scelgono gli alimenti base per una dieta. 

Range dei grassi 
L’EFSA ha inoltre stabilito un range di assunzione dei grassi pari al 20-35% dell’assunzione energetica giornaliera.4 All’interno di questo range, stabilito in base alle osservazioni dell’assunzione con la dieta, non sono stati riscontrati né palesi carenze nutrizionali né effetti collaterali sulla quantità di grassi nel sangue e sul peso corporeo. È stato inoltre rilevato che una maggiore assunzione di grassi può essere compatibile sia con una buona condizione di salute sia con un normale peso corporeo, in base al tipo di alimenti consumati e del livello di attività fisica. I grassi saturi devono essere assunti in minore quantità possibile in una dieta adeguata dal punto di vista nutrizionale, così come i grassi trans, che non sono richiesti dal corpo umano. Non sono stati indicati dei livelli specifici di grassi mono o poli insaturi ma è stato detto che questi dovrebbero sostituire i grassi saturi, dove possibile. Gli acidi grassi omega-3 a lunga catena, che si trovano nell’olio di pesce, sono particolarmente benefici per la salute cardiaca ed è stato stabilito che un adeguato apporto di questi nutrienti è pari a 250mg al dì. Un’assunzione giornaliera di 20gr di salmone è sufficiente ad apportarne la corretta quantità.5 

Acqua 
Un sufficiente apporto di acqua è di vitale importanza per quasi tutte le funzioni dell’organismo e in particolare per regolare la temperature corporea. Una perdita del 10% dell’acqua corporea può essere fatale. Il fabbisogno di acqua può variare, più è elevata l’attività fisica e più la temperatura ambientale è elevata, maggiore sarà la richiesta di acqua. L’EFSA ha fissato un adeguato apporto di acqua, basandosi su una moderata attività fisica e temperature ambientali medie, pari a 2 litri al giorno per le donne e 2,5 litri al dì per gli uomini.6 Questo dato comprende l’acqua assunta sia con le bevande sia con gli alimenti. 

Consulenza alimentare 
Per essere utili per i consumatori, i DRV devono essere tradotti in consigli utili su quali cibi mangiare e in quali quantità e proporzioni. Queste linee guida dietetiche devono necessariamente tener conto delle diversità culturali nell’assunzione degli alimenti presenti nelle varie regioni e paesi, devono essere semplici da applicare e fornire consigli diretti sui modelli alimentari che permettano di mantenersi sani e di prevenire le patologie legate alla dieta.7 Ci sono ancora delle incertezze riguardo alla ottimale quantità di carboidrati (soprattutto di zucchero), fibre e grassi da poter assumere quotidianamente con la dieta. Pertanto ci dobbiamo ancora aspettare delle modifiche di queste linee guida per il futuro, come testimonianza del miglioramento della relazione tra dieta e salute. 
Bibliografia
1. Reports of the scientific committee for food (1993). 31st series. Nutrient and energy intakes for the European community. European Commission. Luxembourg. Disponibile all’indirizzo: http://ec.europa.eu/food/fs/sc/scf/out89.pdf
2. EFSA sets European dietary reference values for nutrient intakes. Disponibile all’indirizzo: http://www.efsa.europa.eu/en/press/news/nda100326.htm?wtrl=01
3. EFSA panel on dietetic products, nutrition and allergies (2010) Scientific opinion on dietary reference values for carbohydrates and dietary fibre. EFSA Journal 8(3):1462. Disponibile all’indirizzo: http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/1462.htm
4. EFSA panel on dietetic products, nutrition and allergies (2010) Scientific opinion on dietary reference values for fats, including saturated fatty acids, polyunsaturated fatty acids, monounsaturated fatty acids, trans fatty acids and cholesterol. EFSA Journal 8(3):1461. Disponibile all’indirizzo: http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/1461.htm
5. Food Standards Agency (2002). McCance and Widdowsons’s The Composition of Foods, 6th summary edition. Cambridge: Royal Society of Chemistry.
6. EFSA panel on dietetic products, nutrition and allergies (2010) Scientific opinion on dietary reference values for water. EFSA Journal 8(3):1459. Disponibile all’indirizzo: http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/1459.htm
7. EFSA panel on dietetic products, nutrition and allergies (2010) Scientific opinion on establishing food-based dietary guidelines. EFSA Journal 8(3):1460. Disponibile all’indirizzo: http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/1460.htm

27/02/11

Attività fisica e sindrome metabolica nel bambino

 L’attività fisica, unitamente alla dieta, costituisce un importante determinante dello sviluppo dell’obesità e della sindrome metabolica, definita dalla presenza di tre o più fattori di rischio cardiovascolare (trigliceridi, colesterolo HDL, circonferenza addominale, pressione arteriosa, glicemia). Gli autori di questa revisione hanno esaminato i risultati degli studi pubblicati che hanno messo in relazione la pratica dell’attività fisica con la prevalenza di sindrome metabolica in età pediatrica, analizzando poi la possibilità di utilizzare l’attività fisica come alternativa al trattamento farmacologico.
 L’analisi della letteratura esistente mette in evidenza come l’esercizio fisico, che è in grado di influenzare i vari fattori che caratterizzano la sindrome metabolica, rappresenti lo strumento ideale per prevenire i rischi metabolici anche nei bambini. La tipologia, la frequenza, la durata e l’intensità dell’attività fisica modulano in particolare l’ossidazione di carboidrati e lipidi. 
Per questo motivo bambini e adolescenti dovrebbero svolgere almeno 60 minuti al giorno, possibilmente tutti i giorni, di attività moderata o vigorosa, l’unica utile per migliorare la composizione corporea e la distribuzione della massa grassa.
 Considerando che bambini ed adolescenti obesi con sindrome metabolica conducono spesso una vita sedentaria, gli autori sottolineano l’importanza di una strategia di rieducazione nella quale l’attività fisica deve svolgere un ruolo fondamentale. 
Tale processo dovrebbe tenere conto dei livelli di attività dei singoli soggetti e il target di attività fisica dovrebbe essere raggiunto progressivamente, aumentando gradualmente il tempo dedicato all’attività al massimo di 5 minuti per volta.
Brambilla P, Pozzobon G, Pietrobelli A.
Int J Obes (Lond). 2010 Dec 7

10/12/10

Vuoi dimagrire? Mangia meno carne

 Vuoi dimagrire? Mangia meno carne. Il consiglio viene da uno studio pubblicato sull'American journal of clinical nutrition ed è frutto di un lavoro ponderoso dei ricercatori dell'Imperial college di Londra, che hanno osservato per cinque anni le abitudini alimentari di ben 370mila persone in dieci Paesi europei. 
Ebbene, si è visto che minore è il consumo di bistecche, arrosti e salumi, più grandi sono i benefici in termini di controllo del peso. Le motivazioni non sono ancora chiare e gli autori dello studio sostengono che probabilmente chi mangia molta carne, in particolare quella rossa e gli insaccati, tende a seguire una dieta poco equilibrata. 
Un consiglio salutare  «Una cosa è certa: la nuova piramide alimentare mediterranea condivisa dai nutrizionisti invita a ridurre il consumo di carne a un massimo di due porzioni a settimana e di salumi a non più di una», dice Francesco Leonardi, direttore dell'unità operativa complessa di dietetica e nutrizione clinica all'ospedale Cannizzaro di Catania e segretario nazionale dell'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica. «Ben venga quindi uno studio che dimostra gli effetti positivi sul peso corporeo: meno carne nella dieta significa meno grassi saturi ».  Il flop delle diete iperproteiche  Qualcosa è cambiato anche oltreoceano, dopo che per anni gli americani ci hanno bombardato di regimi dimagranti in cui i carboidrati di pasta e pane erano considerati il diavolo. «In realtà le diete iperproteiche come la Atkins ottengono il risultato di far diminuire il peso nel breve periodo, ma a distanza di anni i chili si riprendono con gli interessi», spiega Giuseppe Maria Rovera, presidente dell'Associazione specialisti in scienza dell'alimentazione. «Uno studio del New England journal of medicine ha premiato come dieta migliore quella mediterranea, che prevede un apporto di proteine nella misura del 15%. Meglio se la maggior parte di questo 15% deriva da uova, pesce, formaggi e legumi piuttosto che dalla carne»

01/11/10

MASSA GRASSA O MASSA MAGRA ?

Con la definizione di composizione corporea si intende la misurazione dei diversi  componenti che costituiscono il corpo umano.
A parità di peso è possibile che una persona sia obesa oppure particolarmente muscolosa, tramite tecniche di valutazione non invasive è possibile definire come è composto il corpo umano. Infatti il peso non è un indice affidabile dello stato di salute di una persona o della forma fisica di una persona. Pertanto la definizione di una dieta dovrebbe tener conto della composizione corporea di una persona oltre che dal metabolismo di base. Infatti molti pazienti invece di dimagrire, nel senso di diminuire la Massa Grassa, perdono peso per una variazione del contenuto dei liquidi corporei oppure, come nel caso di una rapida diminuzione del peso corporeo, una diminuzione della Massa Muscolare.
E allora che fare per essere sicuri di essere dimagriti in modo sano, nel senso di aver ridotto la Massa Grassa? Esistono diverse tecniche  BIOIMPENDENZIOMETRIA (BIA 101 Akern). E' un esame di tipo bioelettrico che determina l'analisi quantitativa e qualitativa della composizione corporea attraverso la misurazione della resistenza e della reattanza che incontra una debole corrente che attraversa il corpo umano.
Ci consente di stabilire la composizione corporea.  L’esame si esegue in posizione supina, si applicano due elettrodi alla mano e al piede dello stesso lato e questo punto l’apparecchio calcola la composizione corporea, ovvero Acqua totale corporea - Acqua Intracellulare (utile) - Acqua extracellulare (ritenzione idrica), massa grassa e massa magra. CALORIMETRIA INDIRETTA (med Gem ) Il calorimetro indiretto MedGem, un dispositivo medico che misura esattamente il consumo di ossigeno (VO2) al fine di determinare il tasso metabolico a riposo (RMR o metabolismo di base). La misurazione è facile da ottenere e fornisce risultati precisi in pochi minuti. Questi dati sono indispensabili per  consentire la personalizzazione dello sviluppo di adeguate indicazioni nutrizionali e la gestione di obiettivi di peso. PRESSO TUTTI GLI "AMBULATORI DI NUTRIZIONE UMANA - DOTT.MOTZO"  POTRETE RICEVERE GRATUITAMENTE (PREVIA PRENOTAZIONE)  UNA ANALISI DELLA VOSTRA COMPOSIZIONE CORPOREA.

29/10/10

Benefici della prima colazione

Chi non consuma regolarmente la prima colazione, che apporta nutrienti importanti per la salute, corre un rischio maggiore di sviluppare sovrappeso, oltre che di assumere una dieta non completamente adeguata dal punto di vista nutrizionale. Fare tutte le mattine una prima colazione completa ed equilibrata contribuisce infatti a ridurre l’introito giornaliero di grassi e calorie e ad aumentare invece l’apporto di fibre, vitamine e sali minerali.  Gli autori di questo studio hanno analizzato alcuni parametri metabolici correlati al rischio cardiovascolare in adulti di età compresa tra 26 e 36 anni dei quali erano state registrate le abitudini alimentari anche all’inizio dell’osservazione, e cioè ad un età compresa tra 9 e 15 anni.  Secondo i risultati coloro che saltavano la prima colazione sia durante l’infanzia che da adulti presentavano valori maggiori di circonferenza addominale (+ 4.63 cm), di insulinemia a digiuno (+2.02 mU/L), di colesterolo totale (+0.40 mmol/L o 15 mg/dl) e di colesterolo LDL (+0.40 mmol/L o 15 mg/dl, rispetto a coloro che la consumavano quotidianamente.  Queste osservazioni dimostrano che fare regolarmente la prima colazione può, nel lungo periodo, esercitare effetti positivi sui parametri metabolici correlati al rischio cardiovascolare.

04/09/10

Foglia verde protegge da diabete tipo 2

L'aumento dell'apporto quotidiano di verdure a foglia verde potrebbe ridurre in modo significativo il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2 ed è meritevole di ulteriori approfondimenti. Il dato emerge da una revisione sistematica e da una metanalisi effettuate su studi prospettici di coorte che hanno previsto la misurazione indipendente dell'apporto di frutta, verdura e insieme di frutta e verdura con la raccolta dei dati relativi all'incidenza del diabete di tipo 2. 
Gli autori, Patrice Carter della sezione di ricerca sul diabete del Dipartimento di scienze cardiovascolari all'Università di Leicester, e collaboratori, hanno incluso nel loro lavoro sei studi di cui quattro hanno anche fornito informazioni a parte sul consumo di verdure a foglia verde. Le indagini hanno mostrato che l'apporto più elevato di verdure a foglia verde si associa a una riduzione del 14% (hazard ratio 0,86) del rischio di diabete di tipo 2. 
Non sono stati registrati, invece, significativi benefici in relazione al consumo di verdure, frutta e alla combinazione di frutta e verdura. BMJ, 2010; 341: c4229 

29/08/10

Troppo peso in gravidanza? A rischio obesità bebè

Mettere su troppo peso in gravidanza può minacciare la salute a lungo termine del bambino, che ha una maggiore probabilità di diventare obeso.
Lo hanno scoperto i ricercatori della Columbia University con uno studio, pubblicato da Lancet, su 500 mila mamme con due bambini.
Secondo lo studio per ogni chilo guadagnato dalla mamma durante la gestazione il piccolo cresce di 7 grammi, e secondo gli autori maggiore è il peso alla nascita maggiori sono le probabilità che il bambino diventi obeso con il passare del tempo.
Le donne che hanno avuto un aumento di peso maggiore di 24 chili hanno mostrato una probabilità doppia che il bambino fosse di più di 4 chili.
"Visto che un alto peso alla nascita predice un alto indice di massa corporea con il passare del tempo, le donne dovrebbero evitare di prendere troppo peso - scrivono gli autori - inoltre un alto peso alla nascita è legato ad altre patologie, come allergie e asma".