Chi non consuma regolarmente la prima colazione, che apporta nutrienti importanti per la salute, corre un rischio maggiore di sviluppare sovrappeso, oltre che di assumere una dieta non completamente adeguata dal punto di vista nutrizionale. Fare tutte le mattine una prima colazione completa ed equilibrata contribuisce infatti a ridurre l’introito giornaliero di grassi e calorie e ad aumentare invece l’apporto di fibre, vitamine e sali minerali. Gli autori di questo studio hanno analizzato alcuni parametri metabolici correlati al rischio cardiovascolare in adulti di età compresa tra 26 e 36 anni dei quali erano state registrate le abitudini alimentari anche all’inizio dell’osservazione, e cioè ad un età compresa tra 9 e 15 anni. Secondo i risultati coloro che saltavano la prima colazione sia durante l’infanzia che da adulti presentavano valori maggiori di circonferenza addominale (+ 4.63 cm), di insulinemia a digiuno (+2.02 mU/L), di colesterolo totale (+0.40 mmol/L o 15 mg/dl) e di colesterolo LDL (+0.40 mmol/L o 15 mg/dl, rispetto a coloro che la consumavano quotidianamente. Queste osservazioni dimostrano che fare regolarmente la prima colazione può, nel lungo periodo, esercitare effetti positivi sui parametri metabolici correlati al rischio cardiovascolare.
29/10/10
04/09/10
Foglia verde protegge da diabete tipo 2
L'aumento dell'apporto quotidiano di verdure a foglia verde potrebbe ridurre in modo significativo il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2 ed è meritevole di ulteriori approfondimenti. Il dato emerge da una revisione sistematica e da una metanalisi effettuate su studi prospettici di coorte che hanno previsto la misurazione indipendente dell'apporto di frutta, verdura e insieme di frutta e verdura con la raccolta dei dati relativi all'incidenza del diabete di tipo 2.
Gli autori, Patrice Carter della sezione di ricerca sul diabete del Dipartimento di scienze cardiovascolari all'Università di Leicester, e collaboratori, hanno incluso nel loro lavoro sei studi di cui quattro hanno anche fornito informazioni a parte sul consumo di verdure a foglia verde. Le indagini hanno mostrato che l'apporto più elevato di verdure a foglia verde si associa a una riduzione del 14% (hazard ratio 0,86) del rischio di diabete di tipo 2.
Non sono stati registrati, invece, significativi benefici in relazione al consumo di verdure, frutta e alla combinazione di frutta e verdura.
BMJ, 2010; 341: c4229
29/08/10
Troppo peso in gravidanza? A rischio obesità bebè
Mettere su troppo peso in gravidanza può minacciare la salute a lungo termine del bambino, che ha una maggiore probabilità di diventare obeso.
Lo hanno scoperto i ricercatori della Columbia University con uno studio, pubblicato da Lancet, su 500 mila mamme con due bambini.
Secondo lo studio per ogni chilo guadagnato dalla mamma durante la gestazione il piccolo cresce di 7 grammi, e secondo gli autori maggiore è il peso alla nascita maggiori sono le probabilità che il bambino diventi obeso con il passare del tempo.
Le donne che hanno avuto un aumento di peso maggiore di 24 chili hanno mostrato una probabilità doppia che il bambino fosse di più di 4 chili.
"Visto che un alto peso alla nascita predice un alto indice di massa corporea con il passare del tempo, le donne dovrebbero evitare di prendere troppo peso - scrivono gli autori - inoltre un alto peso alla nascita è legato ad altre patologie, come allergie e asma".
Obesità: integratori non la combattono
Gli integratori alimentari progettati per accelerare la perdita di peso non funzionano.
Lo ha detto un gruppo di ricercatori britannici della Peninsula Medical School e delle università di Exeter e Plymouth in una conferenza sull'obesità a Stoccolma.
Secondo gli scienziati, una grossa gamma di integratori - compresi quelli a base di fibre ed estratti vegetali - non sono migliori delle pillole 'false', cioè del placebo, nell'aiutare le persone a dimagrire.
In un altro studio un gruppo di ricercatori tedeschi è pervenuto alle stesse conclusioni, non trovando delle prove che dimostrino l'effetto dimagrante dei supplementi.
''I risultati di revisioni sistematiche - hanno detto i ricercatori britannici - non riescono a fornire prove sufficienti a dimostrare che qualsiasi integratore alimentare possa essere raccomandato per ridurre il peso corporeo''.
In commercio ci sono diversi integratori alimentari, a base di erbe o non vegetali, che promettono di far perdere i chili di troppo.
''Mentre i farmaci tradizionali per ridurre il peso corporeo - hanno spiegato gli scienziati - devono dimostrare la loro efficacia prima di ricevere l'autorizzazione, gli integratori alimentari non hanno bisogno di soddisfare questo requisito''.
''Pochi integratori quindi - hanno continuato - sono stati sottoposti a test clinici e gli operatori sanitari sono molto incerti sul loro reale valore terapeutico''.
Nel frattempo i ricercatori tedeschi dell'Università di Gottingen hanno provato a verificare l'efficacia in otto settimane di nove integratori alimentari comuni. Tra questi c'erano dei supplementi a base di soia, di fibre e altri a base di estratti vegetali.
Lo studio ha coinvolto 189 persone in sovrappesi divisi in 10 gruppi. Le persone che hanno assunto gli integratori non hanno perso più peso di quelle che hanno assunto supplementi 'finti'.
''Tutti i prodotti testati - hanno sottolineato i ricercatori - non hanno mostrato alcuna efficacia rispetto al placebo''.
20/07/10
Prostata a rischio con dieta scorretta
Nei pazienti affetti da cancro della prostata si rileva un'elevata prevalenza di obesità, un eccesso di grasso corporeo e addominale e diete carenti di nutrienti protettivi.
Il dato emerge da uno studio pilota effettuato in Portogallo da Azade Mehdad e collaboratori dell'Istituto di Medicina molecolare dell'Università di Lisbona, su 87 uomini colpiti dalla malattia con un'età media di 69 +/- 7 anni di cui 74 (84,1%) con tumore allo stadio II, cinque (5,7%) allo stadio I e nove (10,2%) allo stadio III.
Lo score di Gleason è risultato >/= 7 in 39 pazienti (45%). Per quanto riguarda lo stato nutrizionale ben 78 pazienti (89%) erano in sovrappeso od obesi, 84 (97%) con una percentuale di grasso corporeo al di sopra del limite massimo (>25%) e 43 (49%) con un girovita > 102 centimetri. L'analisi univariata non ha mostrato nessuna associazione tra i parametri.
L'analisi multivariata ha invece evidenziato un'associazione tra i più alti valori del Bmi, la percentuale di grasso corporeo e i punteggi Gleason indicativi di una malattia aggressiva, variabili che peggioravano in base all'età. L'analisi effettuata sulla frequenza di assunzione degli alimenti ha mostrato un basso consumo di acidi grassi omega-3, di verdure e di cereali integrali nonché una correlazione tra un basso apporto di yogurt e verdure con i punteggi Gleason di malattia più aggressiva.
Nutr Hosp, 2010; 25(3): 422-7
09/04/10
Omeopatia: in Gran Bretagna chiedono di bloccare i finanziamenti e in Italia l’ISS avvia una campag
Omeopatia sotto osservazione in Gran Bretagna. Un Comitato Scientifico ha concluso che l’omeopatia provoca lo stesso effetto di un placebo e che quindi non dovrebbe ricevere finanziamenti pubblici.
Nel rapporto presentato al Parlamento Britannico si richiede non solo di sospendere i finanziamenti pubblici all’omeopatia, ma anche di studiare nuove norme che regolino l’etichettatura dei farmaci omeopatici per evitare equivoci e false aspettative nelle loro capacità terapeutiche.
Anche in Italia il dibattito è aperto. L’Istituto Superiore di Sanità ha calcolato che dal 2002 si sono verificati quattrocento casi di pazienti che, a seguito dell’assunzione di prodotti della medicina alternativa, hanno avuto disturbi, anche gravi, sono stati ricoverati e tre di essi sono deceduti.
Secondo quanto riferito dall’ISS nel 70% dei casi le medicine assunte erano estratti di piante medicinali, ma nel 34% dei casi sono state assunte insieme ad altri farmaci convenzionali e questa interazione sarebbe alla base dei disturbi conseguenti.
Problemi gastrointestinali, disturbi alla cute, al fegato e al sistema nervoso: sono soprattutto questi gli effetti collaterali registrati nella gran parte dei casi che hanno spinto l’ISS ad avviare una campagna di informazione mirata a ricordare che anche i prodotti della medicina alternativa possono essere pericolosi, se assunti senza controllo medico e in dosi e modalità scorrette e che possono agire causando reazioni anche gravi, oltre che compromettere le capacità terapeutiche dei farmaci convenzionali che si stanno assumendo in concomitanza.
La necessità di informare e di ridurre al minimo dubbi ed equivoci nasce anche dal fatto che il mercato della medicina alternativa registra un trend in netta crescita.
Già una indagine dell’ISTAT, condotta nel 2005, rese noto che il 13,6% della popolazione intervistata dichiarava di aver usato metodi di medicina alternativa nei tre anni precedenti (il 7% aveva fatto ricorso all’omeopatia, il 6,4% si era sottoposto a sedute di osteopatia e chiropratica, il 3,7% aveva usato prodotti fitoterapici e l’1,8% l’agopuntura).
Il dato che può preoccupare, però, è quello relativo all’assunzione di farmaci omeopatici e convenzionali insieme: è un’abitudine per il 73,5% dei cittadini che usano la medicina alternativa. Più recente la fotografia scattata da Omeoimprese: nel 2009 il mercato dell’omeopatia ha fatto registrare un picco di +6% e nell’ultimo decennio il numero di pazienti che si affidano all’omeopatia è passato dal 10,6% al 18,5%.
L’associazione che raggruppa 18 aziende produttrici di medicinali omeopatici ha ricordato che dal 1997 in Italia è attivo un sistema di farmacovigilanza sui medicinali omeopatici e che in 13 anni non sono stati registrati effetti collaterali gravi legati al loro consumo: “occorre saper distinguere con molta attenzione i prodotti di origine naturale e i medicinali omeopatici, che per il loro metodo specifico di produzione contengono il principio attivo in quantità non tossiche e propedeutiche alla risoluzione della malattia", ha chiarito Fausto Panni, presidente di Omeoimprese.
02/04/10
Incoraggiate i bambini a mangiare verdure diverse
Incoraggiate i bambini a mangiare verdure diverse
Il consumo di verdure è una componente importante di una dieta sana; in qualità di uno dei gruppi alimentari principali, le verdure forniscono fibra, vitamine, minerali e antiossidanti. Comunque, motivare i bambini ad aumentare il proprio apporto di questo gruppo alimentare rappresenta spesso una sfida. Proponiamo di seguito alcuni suggerimenti per i genitori.
Molti genitori sapranno che i loro figli possono diventare noiosi e difficili nel mangiare, molti non amano le verdure e fanno diventare i pasti delle lotte. Dato che le preferenze alimentari dei bambini possono determinare il loro futuro comportamento alimentare, è importante riconoscere che queste preferenze alimentari possono essere formate.1
Come vengono formate le preferenze alimentari nei bambini
I bambini hanno una predisposizione naturale per il dolce, e non amano gli alimenti aspri o amari.1-3 In particolare, le preferenze del gusto nei neonati sembrano essere influenzate anche da ciò che la madre mangia durante la gravidanza e la lattazione. In uno studio, i neonati di madri che avevano consumato succo di carota regolarmente durante la loro gravidanza o lattazione mostravano espressioni facciali meno negative quando venivano alimentati con cereali al sapore di carota rispetto a cereali normali.4 Inoltre, quei neonati che venivano esposti alle carote nel periodo prenatale mostravano alle loro madri di gradire cereali al sapore di carota rispetto a cereali normali. I neonati le cui madri hanno bevuto acqua durante la gravidanza e la lattazione non mostravano alcuna differenza. Perciò, se una donna gravida consuma una dieta ricca di verdure, suo figlio potrebbe apprezzare più gusti differenti rispetto a un bambino esposto solo a un numero ridotto di alimenti diversi durante la gravidanza e la lattazione.
Le preferenze alimentari si sviluppano ulteriormente attraverso l’infanzia e i genitori hanno un ruolo vitale nel promuovere un comportamento alimentare sano. L’ambiente in cui il bambino si sviluppa e si alimenta è molto influenzato dai genitori. Se si stabilisce un ambiente piacevole, e i nuovi alimenti vengono introdotti non in modo coercitivo, un bambino svilupperà più probabilmente una preferenza per questi. L’incoraggiamento dei genitori e le regole sul comportamento alimentare sono positivamente correlate al consumo delle verdure.5
La neofobia, l'essere schizzinosi ed esigenti
La neofobia è un termine utilizzato per descrivere un’avversione del bambino verso nuovi alimenti.1-3 I genitori spesso lottano per far sì che i loro bambini provino nuovi alimenti e rinunciano facilmente quando il bambino si rifuta. I bambini possono anche reagire negativamente in modo occasionale a cibi familiari, definito come essere schizzinosi. L'essere esigenti è una combinazione della neofobia e dell'essere schizzinosi, e questi problemi tendono ad aumentare verso i 2-6 anni, diminuendo ad un livello più basso in età adulta.6
Cosa possono fare i genitori per incoraggiare un’alimentazione positiva?
I genitori possono avere un ruolo importante nel promuovere e incoraggiare I bambini a mangiare le verdure attraverso l’esposizione ripetuta, l’esempio e controllando l’ambiente. Più un bambino è esposto a nuovi alimenti più probabilmente lui/lei cercherà e diverrà familiare con essi.1 Un bambino può aver bisogno di 10–15 assaggi di un alimento nuovo per sviluppare una preferenza per esso, pertanto rinunciare dopo pochi tentativi non permetterà l’introduzione di nuovi alimenti.2 I genitori non dovrebbero forzare il bambino a mangiare grandi quantità dei nuovi alimenti, ma invece invitarli a provare poche quantità di uno o due nuovi alimenti - nel tempo continuare a fare ciò porterà ad una familiarità con le nuove verdure e a un maggior desiderio di mangiarle.
L’esempio è una parte importante per motivare i bambini a mangiare le verdure.2,3,7 Se i bambini possono vedere che un adulto si diverte a provare nuovi alimenti, li proveranno più facilmente loro stessi. In più, se le verdure sono subito disponibili per il bambino, questo ne aumenterà il loro consumo.6
La presentazione dell’alimento in modo gradevole usando più colori e forme può favorire nei bambini la ricerca di nuovi alimenti. 2,3 Per esempio, un genitore può creare facce o disegni con il cibo sul piatto e tagliare le verdure in forme diverse. Offrire il cibo sia crudo che cotto potrebbe essere un’ulteriore opzione, posto che vi sia attenzione all’igiene alimentare. Inoltre, coinvolgendo i bambini nella preparazione degli alimenti e, se possibile, nella coltivazione delle verdure in giardino o nei vasi si può aumentare il loro desiderio di provare verdure nuove.3,7
In conclusione
Le preferenze alimentari dei bambini si formano presto durante la vita e i genitori possono influenzarle positivamente creando un ambiente dove esista una struttura di comportamento alimentare. Esponendo i bambini a piccole quantità di un nuovo alimento in modo ripetuto, dando un esempio di un comportamento alimentare sano, coinvolgendo i bambini nella coltivazione e nella preparazione delle verdure come nella presentazione dei piatti in modo gradevole, è possibile migliorare il comportamento alimentare di un bambino.