Vuoi dimagrire? Mangia meno carne. Il consiglio viene da uno studio pubblicato sull'American journal of clinical nutrition ed è frutto di un lavoro ponderoso dei ricercatori dell'Imperial college di Londra, che hanno osservato per cinque anni le abitudini alimentari di ben 370mila persone in dieci Paesi europei.
Ebbene, si è visto che minore è il consumo di bistecche, arrosti e salumi, più grandi sono i benefici in termini di controllo del peso. Le motivazioni non sono ancora chiare e gli autori dello studio sostengono che probabilmente chi mangia molta carne, in particolare quella rossa e gli insaccati, tende a seguire una dieta poco equilibrata.
Un consiglio salutare
«Una cosa è certa: la nuova piramide alimentare mediterranea condivisa dai nutrizionisti invita a ridurre il consumo di carne a un massimo di due porzioni a settimana e di salumi a non più di una», dice Francesco Leonardi, direttore dell'unità operativa complessa di dietetica e nutrizione clinica all'ospedale Cannizzaro di Catania e segretario nazionale dell'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica. «Ben venga quindi uno studio che dimostra gli effetti positivi sul peso corporeo: meno carne nella dieta significa meno grassi saturi ».
Il flop delle diete iperproteiche
Qualcosa è cambiato anche oltreoceano, dopo che per anni gli americani ci hanno bombardato di regimi dimagranti in cui i carboidrati di pasta e pane erano considerati il diavolo. «In realtà le diete iperproteiche come la Atkins ottengono il risultato di far diminuire il peso nel breve periodo, ma a distanza di anni i chili si riprendono con gli interessi», spiega Giuseppe Maria Rovera, presidente dell'Associazione specialisti in scienza dell'alimentazione. «Uno studio del New England journal of medicine ha premiato come dieta migliore quella mediterranea, che prevede un apporto di proteine nella misura del 15%. Meglio se la maggior parte di questo 15% deriva da uova, pesce, formaggi e legumi piuttosto che dalla carne»
10/12/10
Vuoi dimagrire? Mangia meno carne
01/11/10
MASSA GRASSA O MASSA MAGRA ?
Con la definizione di composizione corporea si intende la misurazione dei diversi componenti che costituiscono il corpo umano.
A parità di peso è possibile che una persona sia obesa oppure particolarmente muscolosa, tramite tecniche di valutazione non invasive è possibile definire come è composto il corpo umano. Infatti il peso non è un indice affidabile dello stato di salute di una persona o della forma fisica di una persona. Pertanto la definizione di una dieta dovrebbe tener conto della composizione corporea di una persona oltre che dal metabolismo di base.
Infatti molti pazienti invece di dimagrire, nel senso di diminuire la Massa Grassa, perdono peso per una variazione del contenuto dei liquidi corporei oppure, come nel caso di una rapida diminuzione del peso corporeo, una diminuzione della Massa Muscolare.
E allora che fare per essere sicuri di essere dimagriti in modo sano, nel senso di aver ridotto la Massa Grassa?
Esistono diverse tecniche
BIOIMPENDENZIOMETRIA (BIA 101 Akern).
E' un esame di tipo bioelettrico che determina l'analisi quantitativa e qualitativa della composizione corporea attraverso la misurazione della resistenza e della reattanza che incontra una debole corrente che attraversa il corpo umano.
Ci consente di stabilire la composizione corporea.
L’esame si esegue in posizione supina, si applicano due elettrodi alla mano e al piede dello stesso lato e questo punto l’apparecchio calcola la composizione corporea, ovvero Acqua totale corporea - Acqua Intracellulare (utile) - Acqua extracellulare (ritenzione idrica), massa grassa e massa magra.
CALORIMETRIA INDIRETTA (med Gem )
Il calorimetro indiretto MedGem, un dispositivo medico che misura esattamente il consumo di ossigeno (VO2) al fine di determinare il tasso metabolico a riposo (RMR o metabolismo di base). La misurazione è facile da ottenere e fornisce risultati precisi in pochi minuti. Questi dati sono indispensabili per consentire la personalizzazione dello sviluppo di adeguate indicazioni nutrizionali e la gestione di obiettivi di peso.
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29/10/10
Benefici della prima colazione
Chi non consuma regolarmente la prima colazione, che apporta nutrienti importanti per la salute, corre un rischio maggiore di sviluppare sovrappeso, oltre che di assumere una dieta non completamente adeguata dal punto di vista nutrizionale. Fare tutte le mattine una prima colazione completa ed equilibrata contribuisce infatti a ridurre l’introito giornaliero di grassi e calorie e ad aumentare invece l’apporto di fibre, vitamine e sali minerali. Gli autori di questo studio hanno analizzato alcuni parametri metabolici correlati al rischio cardiovascolare in adulti di età compresa tra 26 e 36 anni dei quali erano state registrate le abitudini alimentari anche all’inizio dell’osservazione, e cioè ad un età compresa tra 9 e 15 anni. Secondo i risultati coloro che saltavano la prima colazione sia durante l’infanzia che da adulti presentavano valori maggiori di circonferenza addominale (+ 4.63 cm), di insulinemia a digiuno (+2.02 mU/L), di colesterolo totale (+0.40 mmol/L o 15 mg/dl) e di colesterolo LDL (+0.40 mmol/L o 15 mg/dl, rispetto a coloro che la consumavano quotidianamente. Queste osservazioni dimostrano che fare regolarmente la prima colazione può, nel lungo periodo, esercitare effetti positivi sui parametri metabolici correlati al rischio cardiovascolare.
04/09/10
Foglia verde protegge da diabete tipo 2
L'aumento dell'apporto quotidiano di verdure a foglia verde potrebbe ridurre in modo significativo il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2 ed è meritevole di ulteriori approfondimenti. Il dato emerge da una revisione sistematica e da una metanalisi effettuate su studi prospettici di coorte che hanno previsto la misurazione indipendente dell'apporto di frutta, verdura e insieme di frutta e verdura con la raccolta dei dati relativi all'incidenza del diabete di tipo 2.
Gli autori, Patrice Carter della sezione di ricerca sul diabete del Dipartimento di scienze cardiovascolari all'Università di Leicester, e collaboratori, hanno incluso nel loro lavoro sei studi di cui quattro hanno anche fornito informazioni a parte sul consumo di verdure a foglia verde. Le indagini hanno mostrato che l'apporto più elevato di verdure a foglia verde si associa a una riduzione del 14% (hazard ratio 0,86) del rischio di diabete di tipo 2.
Non sono stati registrati, invece, significativi benefici in relazione al consumo di verdure, frutta e alla combinazione di frutta e verdura.
BMJ, 2010; 341: c4229
29/08/10
Troppo peso in gravidanza? A rischio obesità bebè
Mettere su troppo peso in gravidanza può minacciare la salute a lungo termine del bambino, che ha una maggiore probabilità di diventare obeso.
Lo hanno scoperto i ricercatori della Columbia University con uno studio, pubblicato da Lancet, su 500 mila mamme con due bambini.
Secondo lo studio per ogni chilo guadagnato dalla mamma durante la gestazione il piccolo cresce di 7 grammi, e secondo gli autori maggiore è il peso alla nascita maggiori sono le probabilità che il bambino diventi obeso con il passare del tempo.
Le donne che hanno avuto un aumento di peso maggiore di 24 chili hanno mostrato una probabilità doppia che il bambino fosse di più di 4 chili.
"Visto che un alto peso alla nascita predice un alto indice di massa corporea con il passare del tempo, le donne dovrebbero evitare di prendere troppo peso - scrivono gli autori - inoltre un alto peso alla nascita è legato ad altre patologie, come allergie e asma".
Obesità: integratori non la combattono
Gli integratori alimentari progettati per accelerare la perdita di peso non funzionano.
Lo ha detto un gruppo di ricercatori britannici della Peninsula Medical School e delle università di Exeter e Plymouth in una conferenza sull'obesità a Stoccolma.
Secondo gli scienziati, una grossa gamma di integratori - compresi quelli a base di fibre ed estratti vegetali - non sono migliori delle pillole 'false', cioè del placebo, nell'aiutare le persone a dimagrire.
In un altro studio un gruppo di ricercatori tedeschi è pervenuto alle stesse conclusioni, non trovando delle prove che dimostrino l'effetto dimagrante dei supplementi.
''I risultati di revisioni sistematiche - hanno detto i ricercatori britannici - non riescono a fornire prove sufficienti a dimostrare che qualsiasi integratore alimentare possa essere raccomandato per ridurre il peso corporeo''.
In commercio ci sono diversi integratori alimentari, a base di erbe o non vegetali, che promettono di far perdere i chili di troppo.
''Mentre i farmaci tradizionali per ridurre il peso corporeo - hanno spiegato gli scienziati - devono dimostrare la loro efficacia prima di ricevere l'autorizzazione, gli integratori alimentari non hanno bisogno di soddisfare questo requisito''.
''Pochi integratori quindi - hanno continuato - sono stati sottoposti a test clinici e gli operatori sanitari sono molto incerti sul loro reale valore terapeutico''.
Nel frattempo i ricercatori tedeschi dell'Università di Gottingen hanno provato a verificare l'efficacia in otto settimane di nove integratori alimentari comuni. Tra questi c'erano dei supplementi a base di soia, di fibre e altri a base di estratti vegetali.
Lo studio ha coinvolto 189 persone in sovrappesi divisi in 10 gruppi. Le persone che hanno assunto gli integratori non hanno perso più peso di quelle che hanno assunto supplementi 'finti'.
''Tutti i prodotti testati - hanno sottolineato i ricercatori - non hanno mostrato alcuna efficacia rispetto al placebo''.
20/07/10
Prostata a rischio con dieta scorretta
Nei pazienti affetti da cancro della prostata si rileva un'elevata prevalenza di obesità, un eccesso di grasso corporeo e addominale e diete carenti di nutrienti protettivi.
Il dato emerge da uno studio pilota effettuato in Portogallo da Azade Mehdad e collaboratori dell'Istituto di Medicina molecolare dell'Università di Lisbona, su 87 uomini colpiti dalla malattia con un'età media di 69 +/- 7 anni di cui 74 (84,1%) con tumore allo stadio II, cinque (5,7%) allo stadio I e nove (10,2%) allo stadio III.
Lo score di Gleason è risultato >/= 7 in 39 pazienti (45%). Per quanto riguarda lo stato nutrizionale ben 78 pazienti (89%) erano in sovrappeso od obesi, 84 (97%) con una percentuale di grasso corporeo al di sopra del limite massimo (>25%) e 43 (49%) con un girovita > 102 centimetri. L'analisi univariata non ha mostrato nessuna associazione tra i parametri.
L'analisi multivariata ha invece evidenziato un'associazione tra i più alti valori del Bmi, la percentuale di grasso corporeo e i punteggi Gleason indicativi di una malattia aggressiva, variabili che peggioravano in base all'età. L'analisi effettuata sulla frequenza di assunzione degli alimenti ha mostrato un basso consumo di acidi grassi omega-3, di verdure e di cereali integrali nonché una correlazione tra un basso apporto di yogurt e verdure con i punteggi Gleason di malattia più aggressiva.
Nutr Hosp, 2010; 25(3): 422-7